Firenze - MAF Museo archeologico nazionale. Aperture straordinarie serali e visite guidate gratuite

08/07/2021

Firenze - MAF Museo archeologico nazionale

1 - La nuova sala del Vaso François,

Dal 17 giugno il Museo accoglierà i visitatori anche dalle ore 19 alle 22 ogni secondo e terzo giovedì dei mesi di giugno, luglio e settembre, con orario 19.00-22.00 con aperture straordinarie serali e  visite guidate gratuite comprese nel biglietto di ingresso. Le visite saranno curate personalmente dal direttore, dagli archeologi e da un team di esperti, studiosi e specialisti del museo che accompagneranno il pubblico nelle diverse sezioni per scoprire e approfondire storie e particolari dei capolavori noti e meno noti del vasto patrimonio delle collezioni. Le aperture serali straordinarie saranno l'8 e 15 luglio, il 9 e 16 settembre 2021.

Sarà anche possibile ammirare i capolavori esposti nella mostra"Tesori dalle terre d’Etruria. La collezione dei conti Passerini, Patrizi di Firenze e Cortona." e lo straordinario recente restauro della "Testa Lorenzini" realizzato con i laser di EL.EN Group.

Dal 2 agosto 2021 è aperto anche il secondo piano del museo, che conserva nelle sue sale alcuni dei più straordinari capolavori della sua collezione come il Vaso François, il Sarcofago delle Amazzoni e le statue bronzee dell'Idolino di Pesaro e della Minerva di Arezzo.

Il celebre Vaso François, capolavoro dell’arte vascolare greca, grazie al prezioso contributo di Friends of Florence e del Museo dell'Arte Cicladica di Atene, è stato collocato in una nuova sala, in una nuova vetrina, in un allestimento con fregi retroilluminati, con apparato didattico bilingue (in italiano e in inglese) e con due postazioni informatiche nelle quali i visitatori potranno scorrere le immagini, approfondire i miti, le saghe e le storie degli antichi dei ed eroi della Grecia classica e della Guerra di Troia, scoprendo così quale fu il fascino che ilRex Vasorum (il Re dei Vasi) esercitò sugli aristocratici etruschi della potente città di Chiusi, che intorno al 565 a.C. lo acquistarono e lo posero in una grande tomba a sette camere. Tali postazioni informatiche, tuttavia, al momento sono disattivate, a causa delle limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria.

Per la prima volta, inoltre, sono esposti accanto al grande cratere di Ergotimos e Kleitias due vasi figurati  che solo recenti ricerche d’archivio hanno individuato come possibili elementi del corredo funerario di cui il Vaso François faceva parte. Uno di essi, della bottega del pittore Lydos, raffigura il Giudizio di Paride sulla bellezza delle tre dee Era, Atena e Afrodite, mito all’origine della Guerra di Troia che va a completare il ciclo mitologico della saga, integrandolo così con la parte iniziale della storia.

Una sala monografica rinnovata accoglie il Sarcofago delle Amazzoni, rarissimo esempio di sarcofago di marmo dipinto (350 a.C.), destinato a una aristocratica dama di Tarquinia, nonna di un alto magistrato che l’ha onorata commissionando  la splendida sepoltura. Ora protetto da un moderno dispositivo di allarme sonoro, è stato anch’esso dotato di un nuovo apparato didascalico e didattico in doppia lingua, chiaro e comprensibile a tutti, che illustra le scene figurate e traduce le iscrizioni incise sulla sua superficie, spiegando anche il motivo per cui furono incise due volte. Anche in questo caso, due postazioni informatiche (anch'esse al momento disattivate) offrono ai visitatori la possibilità di scorrere le immagini e di avere approfondimenti (sia in italiano che in inglese) sulle raffigurazioni, la scoperta, lo stile, le pitture e i loro colori, le scene e i miti raffigurati.

Un importante settore che si aggiunge ai capolavori già esposti nella Sezione delle Collezioni, negli splendidi ambienti realizzati all’epoca di Pietro Leopoldo di Toscana, è costituito dalle nuove sale dedicate ai Bronzetti greco-romani. Tre ambienti e undici vetrine che accolgono 180 pregiatissime statuette di bronzo, sia originali greci che copie di età romana, un tempo nella grande collezione mediceo-lorenese e in parte restaurate e integrate da artigiani e artisti della loro corte (tra cui la bottega di Benvenuto Cellini). Ad esse si accompagnano ritratti di tragediografi, poeti e filosofi greci e parti di grandi statue in bronzo, nonché, a completamento dell’esposizione, alcune statuette in marmo (di bambini) e oreficerie che permettono un confronto tra quanto raffigurato su alcune opere in bronzo e gli oggetti reali.

La statua bronzea del prezioso Idolino di Pesaro  è una copia romana in bronzo (circa 30 a.C.) di una scultura greca di epoca classica, attribuita al grande Policleto, che rappresenta un fanciullo nudo. La statua non aveva solamente lo scopo di abbellire l’ambiente nel quale era collocata, ma svolgeva principalmente la funzione di reggilampade (lychnouchos); arricchita da un tralcio vegetale a cui le lucerne potevano essere appese (conservato solo in parte), doveva sorreggere dei lumi anche tramite un ferculum, un vassoio che reggeva nella mano destra, con una soluzione che tanto spesso si trova applicata alle sculture che popolavano gli ambienti e i giardini delle abitazioni dei ricchi cittadini romani.

La celebre Minerva d’Arezzo fu rinvenuta casualmente nel 1541 e portata a Firenze dove Cosimo I de’ Medici la volle nello Scriptoio di Calliope a Palazzo Vecchio. È di dimensioni leggermente inferiori al vero, indossa un lungo peplo, sul petto porta l’egida col gorgoneion, ovvero la testa mozzata di Medusa, e ai piedi calza sandali infradito. La storia di questa statua è intimamente legata al suo restauro poiché, rinvenuta senza braccio destro, nel 1785 questo le fu integrato dallo scultore Francesco Carradori. Il restauro condotto nel 2000 dal Centro di Restauro della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (intrapreso a causa dell'instabilità della scultura che non stava quasi più in piedi) dovette per forza di cose privilegiare l’aspetto originale della Minerva, tenendo a parte il braccio del Carradori che non poteva più essere riattaccato, ma non prima di aver realizzato calchi della statua, sia in bronzo che in gesso, per ricordare il suo aspetto settecentesco prima del restauro moderno (il calco in bronzo è esposto nell’area di approfondimento didattico dello stesso Museo, quello in gesso accanto alla statua originale). Recenti studi hanno finalmente inquadrato questa importante scultura nel suo corretto ambito cronologico e contesto culturale si tratta di un originale di arte della Magna Grecia, realizzato negli anni 300-280 a.C.



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