Firenze - Chiostro dello Scalzo. Terminati i restauri della facciata esterna e della lunetta in terracotta invetriata robbiana.​

18/03/2021

Firenze - Chiostro dello Scalzo

Chiostro dello Scalzo, facciata restaurata

Sono appena terminati i restauri della facciata esterna del Chiostro dello Scalzo danneggiato nel maggio del 2019 da un furgone in manovra che aveva urtato la parte sinistra dell'arco sommitale del portale d’ingresso, frantumandolo in tre pezzi.  La Direzione regionale musei della Toscana, oltre ai lavori di ripristino, ha colto l’occasione per eseguire altre opere mirate alla conservazione degli elementi che compongono la facciata: il restauro della lunetta in terracotta invetriata robbiana, la reintegrazione di alcuni distacchi di intonaco e una generale pulitura delle superfici. L'occasione è stata utile anche al fine di operare indagini sulla caratterizzazione costruttiva del fronte principale del museo.

La facciata di ingresso al Chiostro restaurata può essere ammirata da tutti in via Cavour 69 dove spicca per le sue belle proporzioni architettoniche,  incastonata all’estremità dell’edificio dell’antico Casino Mediceo di S. Marco, Palazzo Buontalenti.

Il chiostro era l'atrio della cappella della Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista, fondata nel 1376, detta "dello Scalzo" perchè il portacroce durante le processioni soleva andare a piedi nudi.
Il piccolo chiostro di Giuliano da Sangallo, interamente  affrescato da Andrea del Sarto e dal Franciabigio, conserva uno dei cicli più importanti della pittura fiorentina del primo Cinquecento.

Sopra la porta di ingresso risplende dopo il restauro la lunetta in terracotta invetriata, attribuita a Giovanni della Robbia, che raffigura san Giovanni Battista in campo azzurro con la pelle di cammello e la croce d'oro, affiancato da due confratelli della compagnia rappresentati con il cilicio in mano e con la tunica nera che indossavano durante le celebrazioni religiose.

Le lavorazioni di cantiere hanno richiesto circa un mese e hanno riguardato sia le parti architettoniche, sia le parti decorate. In particolare, il restauro della formella di Giovanni della Robbia ha comportato la ricomposizione di alcune lesioni, il consolidamento di parte del rivestimento invetriato e il ripristino della protezione superficiale per parti che erano state oggetto di restauri eseguiti in passato. Le operazioni svolte hanno restituito l’originale brillantezza della superficie smaltata, esaltandone la definizione, i colori e lo sfondo naturalistico di alti alberi verdi stagliati stullo sfondo del cielo blu.

1 Chiostro dello Scalzo, lunetta robbiana restaurata

Gli interventi più strettamente architettonici di tutela e conservazione della facciata hanno comportato la reintegrazione della parte di arco danneggiata dall'impatto con l'autocarro, attraverso la ricollocazione e il rimontaggio della porzione crollata, la realizzazione di nuove staffe di ancoraggio e, infine, l'installazione di un mantello protettivo superiore in lamina di piombo. Si è infine provveduto a ripristinare le porzioni di intonaco della facciata ammalorate e disgregate, ricomponendo il disegno a finta pietra realizzato con la tecnica tradizionale "a sgraffito". Tale ripristino è stato accompagnato da una necessaria revisione del sistema di regimazione e smaltimento delle acque piovane, che dovrebbe arrestare i fenomeni di degrado che avevano interessato la facciata.

Il piccolo chiostro, attualmente chiuso per le disposizioni anti-Covid, diviso da slanciate colonne con capitelli in stile corinzio, fu affrescato da Andrea del Sarto fra il 1509 e il 1526 con le Storie di san Giovanni Battista e le quattro virtù Fede, Speranza, Carità Giustizia ai fianchi delle porte accesso.

Giorgio Vasari ricorda nelle sue "Vite" il momento dell'incarico per gli affreschi “Solevano ragunarsi in Fiorenza in capo della via Larga sopra le case del Magnifico Ottaviano de’ Medici, dirimpetto all’orto di San Marco, gli uomini della Compagnia che si dice dello Scalzo, intitolata in San Giovanni Battista; la quale era stata murata in que’ giorni da molti artefici fiorentini, i quali fra l’altre cose vi avevano fatto di muraglia un cortile di prima giunta che posava sopra alcune colonne non molto grandi; onde, vedendo alcuni di loro che Andrea veniva in grado d’ottimo pittore, deliberarono, essendo più ricchi d’animo che di danari, che egli facesse intorno a detto chiostro in dodici quadri di chiaro scuro, cioè di terretta in fresco, dodici storie della vita di San Giovanbatista”

L’opera dunque fu realizzata con l’elegante tecnica del monocromo, un chiaroscuro senza colori, ripercorrendo in otto scene le vicende del santo, patrono di Firenze,  dalla nascita fino alla celebre danza di Salomè e alla decapitazione, dal battesimo di Gesù  alla predicazione nel deserto. Lo stesso Andrea del Sarto era membro della confraternita e i suoi affreschi riescono perfettamente a trasmettere lo stile di vita improntato su una spiritualità sobria ed essenziale.

Andrea del Sarto, però, non fu l'unico esecutore degli affreschi: nel 1518-1519, durante il suo soggiorno  in Francia, il Franciabigio eseguì la Benedizione di san Giovanni Battista che parte per il deserto e l'Incontro di Cristo con san Giovanni Battista.​


Chiostro dello Scalzo
Via Cavour 69, 50123 Firenze.