Pisa - Museo Nazionale di Palazzo Reale. "Gli arazzi di Palazzo Reale"

28/12/2019

Pisa - Museo Nazionale di Palazzo Reale

Palazzo Reale_Giovanni Stradano, Caccia all'orso al dardo

Il Polo Museale della Toscana e il Museo Nazionale di Palazzo Reale in collaborazione con l’Associazione  Gli Amici dei Musei e Monumenti Pisani presentano un ciclo di visite guidate tematiche su tre preziosi arazzi cinquecenteschi recentemente restaurati a cura della Fondazione Pisa e nuovamente esposti al pubblico dopo oltre quarant'anni.

Guida d'eccezione sarà Matilde Stefanini, autrice di numerose pubblicazioni sugli arazzi pisani e della monografia "Pieter Coecke van Aelst un arazzo pisano e l’eredità della Granduchessa Vittoria", recentemente edita da ETS.

Le visite guidate sono gratuite, comprese nel biglietto del Museo. Non è necessaria la prenotazione.

Gli arazzi nel dettaglio:

San Paolo riceve onori divini a Listra rappresenta il terzo episodio della Vita di San Paolo, parte di una serie di nove panni, più volte replicata, tratta dai disegni e dai cartoni del pittore Pieter Coecke van Aelst (1502-1550), uno dei più grandi artisti fiamminghi del primo Cinquecento, e tessuto nell’arazzeria di Bruxelles di Jacob Geubels I, tra il 1585 e il 1605.
L'episodio si svolge durante il primo viaggio di evangelizzazione di San Paolo in Oriente. L'apostolo è accompagnato da Barnaba e, dopo la miracolosa guarigione di uno zoppo, rifiuta un sacrificio di animali che gli offrono gli abitanti di Listra, in Turchia, ancora pagani. La scena è concepita su tre piani: in primo e secondo piano numerose figure, alcune vestite all'orientale, si affollano intorno ad un’ara circolare. Sul fondo  due basi di colonne e un grande tempio. Una pecora esanime giace davanti all’ara,  altri animali sono sospinti verso il sacerdote, mentre sulla sinistra Paolo e Barnaba si allontanano. La loro reazione è sottolineata dalle vesti svolazzanti: San Paolo porta le braccia al petto e Barnaba, voltato per correre via, leva il braccio al cielo.
Sul retro della scena appare una figura maschile nuda, forse Giove, accompagnata da un capro e da un’aquila, che impugna quelle che sembrerebbero essere saette, attributo della divinità.
I bordi dell'arazzo sono decorati con pergolati sorretti da erme, in cui sono inserite figure allegoriche delle Virtù e, nelle scene centrali, raffigurazioni di giardini all'italiana.

Caccia all'orso al dardo fa parte di una serie di trentasei Cacce tessute per la Villa medicea di Poggio a Caiano di cui restano solo quindici esemplari, tre dei quali sono conservati a Palazzo Reale a Pisa. Fu realizzato su disegno del 1567 e cartone di Giovanni Stradano (Jan van der Straet). Tessitura di Benedetto Squilli, probabilmente nella bottega di Via de’ Servi, entro il 17 maggio 1569. La scena di caccia, colta nel suo momento culminante, di grande concitazione e drammaticità, gioca sul contrasto tra il movimento delle figure, a sinistra, e la staticità degli uomini a destra creando un effetto da istantanea, che fotografa l'attimo fatale dell’orso. Da sinistra, infatti, irrompono due cavalieri al galoppo, accompagnati da cani, che hanno quasi raggiunto l’orso, trafitto e sanguinante. La preda, nella disperata corsa per fuggire, si immobilizza di fronte ai cacciatori che gli si oppongono sulla destra, armati di mezze picche, spiedi da caccia, dardi. La raffigurazione dei personaggi è fortemente realistica non solo per l’accurata resa dei costumi, ma anche per la caratterizzazione anatomica della muscolatura possente dell’orso, che sembra derivare da accurati studi dal vero. Nell’arazzo appare una singolare presenza, quella di un nano, forse identificabile con Braccio di Bartolo, nanus ducalis, “uccellatore”,  specializzato nella caccia di uccelli con i rapaci. Il piccolo uomo, detto ironicamente Morgante, per contrasto col bonario gigante dell’omonimo poema di Luigi Pulci, si schiera impavido in testa agli altri ma non sembra oggetto di scherno. La sua presenza, infatti, serve a introdurre nella scena, che sarebbe altrimenti solo brutale, una sottile vena umoristica estranea ad altri superstiti arazzi di questa serie.

 

Ercole e il leone Nemeo è un frammento di entrefenetre o colonna, era destinato ad essere posizionato tra due porte o finestre, in modo da ricoprire uno spazio stretto e lungo e rendere possibile così il paramento di un’intera stanza. Disegno di Alessandro Allori ideato per i bordi delle Storie di San Giovanni Battista 1586-1594, cartone di Benedetto Bossi realizzato entro il 19 gennaio 1658. Tessitura di Matteo Benvenuti e Filippo Févère sotto la direzione di Giovanni Pollastri nella bottega di San Marco entro il 15 febbraio 1659. Fa parte di una serie di sei arazzi, con analogo soggetto, tessuti per la ripresa seicentesca delle Storie di San Giovanni Battista. Risulta mutilato in alto già in un inventario del 1770, infatti negli altri cinque arazzi della serie nella parte superiore sono tessuti due putti che sorreggono lo stemma mediceo. Vi è raffigurata una colonna con alto basamento, decorato da un mascherone, su cui poggia un leone affiancato da due putti che lo trattengono. Sopra una testa di cherubino raccorda questa raffigurazione con la parte più alta dove, all’interno di uno specchio con cornice ovale, è raffigurato Ercole che combatte il leone Nemeo, la prima delle dodici fatiche dell’eroe greco, noto per la sua forza prodigiosa. Ancora più in alto si nota la figura di un altro cherubino, parzialmente tagliata a seguito della mutilazione dell’arazzo.

Il tema delle fatiche di Ercole è caro all’iconografia medicea per l’identificazione di Cosimo I de’ Medici con l’eroe greco, operata da Giorgio Vasari.

 Museo Nazionale  di Palazzo Reale
Lungarno Pacinotti, 46 - Pisa
Tel 050 926573