Castelfranco Piandiscò (AR) - Abbazia di S. Salvatore a Soffena

Abbazia di S. Salvatore a Soffena
Via di Soffena, 2  Castelfranco Piandiscò, 52020 Arezzo 
Tel. +39 055 9149551
drm-tos.abbaziasoffena@beniculturali.it 

Direttore Dott. Michele Loffredo
Tel. +39 0575 409040
michele.loffredo@beniculturali.it

 

In ottemperanza alle disposizioni governative vigenti (DPCM del 23 luglio 2021), dal 6 agosto 2021 per accedere in tutti i luoghi della cultura della Direzione regionale musei della Toscana (musei, monumenti, aree archeologiche, parchi e giardini)​​ è obbligatorio esibire il Green Pass corredato da un valido documento di identità. Le disposizioni non si applicano ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti con certificazione medica specifica.
Per informazioni sul Green Pass https://www.dgc.gov.it/web/

Giorni, orari di apertura e modalità di visita

Lunedì, mercoledì, venerdì: ore 14.15 - 18.45
Martedì e giovedì: ore 9.15 - 13.45 
Sabato 1°  e 3° del mese: ore 9.15 - 13.45
Sabato 2° e 4° del mese: ore 9.15 - 12.45
Domenica 2a e 4a del mese: ore 8.30 - 13.45
Apertura straordinaria domenica 5 settembre 2021, ore 9.00-13.00

Chiusa: domenica 1a, 3a e 5a del mese, 2° e 4° lunedì del mese, 1 gennaio, 25 dicembre.

Ingresso gratuito.

Al sito museale potranno accedere max 20 persone contemporaneamente secondo le norme di sicurezza Covid-19.

In base a un accordo con il Comune di Castelfranco Piandiscò (AR), telefonando dal martedì al venerdì (ore 9.00 – 13.00), è attivo un servizio di visite su prenotazione: cell. +39 340 2834699.


Indicazioni generali per la visita ai musei:

È necessario seguire le indicazioni fornite dal personale di accoglienza e attenersi alle disposizioni di sicurezza:

• Rilevazione della temperatura a cura del personale e ingresso vietato in caso di febbre superiore a 37.5°
• Ingresso con obbligo di mascherina
• Lavare/igienizzare spesso le mani
• Rispetto della distanza interpersonale di almeno 1,5 mt.
• Non sostare negli spazi di passaggio
• Non toccare le superfici espositive

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Situata appena fuori dell'abitato di Castelfranco, l'Abbazia di San Salvatore a Soffena, il cui toponimo rimanda ad un'origine etrusca, si presenta con la caratteristica forma di quadrilatero, dominato da un massiccio campanile di pietra, in un mirabile paesaggio collinare nel verde altopiano a sud del massiccio del Pratomagno. Essa sorge in prossimità della strada panoramica dei Setteponti, su un antichissimo cenobio, a sua volta costruito sulle rovine di un castelletto degli Ubertini che fino dal XI secolo  avevano vasti possedimenti  in Valdarno Superiore. Ritrovamenti di tombe nel chiostro e scavi hanno permesso di riportare alla luce un edificio di culto simile per dimensioni alla primitiva chiesa paleocristiana della vicina pieve di Gropina (Loro Ciuffenna) e grazie a frammenti architettonici di epoca longobarda si è potuto datare la struttura intorno alla prima metà dell'800. 
E' del 1014 invece il primo documento, relativo ad un atto di donazione, che la nomina.  Nel 1090 l'Abbazia viene poi concessa, con una Bolla di papa Urbano II,  alla congregazione dei monaci di Vallombrosa. 
La struttura attuale risale alla fine del Trecento, quando la precedente chiesa viene demolita e interamente riedificata, spostando l'asse del nuovo edificio verso ovest e realizzando un impianto a croce latina con volte a crociera e decorando l'interno con pregevoli affreschi realizzati intorno alla prima metà del Quattrocento. Il chiostro interno è invece porticato su tre lati con una specchiatura di prato centrale, mentre la torre campanaria ha base quadrata.
Purtroppo nel Seicento gli affreschi furono martellati per facilitare l'attacco degli intonaci che li avrebbero nascosti per secoli. Entrando sulla destra infatti si può vedere in una nicchia la Madonna con Bambino e i Santi Pietro e Francesco attribuita al pittore fiorentino Paolo Schiavo, poco oltre è l'Annunciazione di Giovanni di Ser Giovanni detto "Lo Scheggia", fratello minore di Masaccio.
Nella parete del transetto è la grande Strage degli innocenti, di particolare intensità drammatica, solitamente attribuita a Liberato da Rieti ma, recentemente, si è proposto il nome del Maestro di Bibbiena, pittore di ambito fiorentino, cui pure apparterrebbe la sottostante Visitazione.
A Mariotto di Cristofano, cognato di Masaccio e dello Scheggia, invece viene attribuita la Madonna in trono col Bambino e i santi Lazzaro e Michele Arcangelo, collocata dietro l'altare maggiore. Nel transetto sinistro invece affreschi generalmente attribuiti ad ambito senese, mentre a sinistra nell'ingresso è visibile San Giovanni Gualberto, fondatore dell'Ordine dei Vallombrosani, attribuito a Bicci di Lorenzo.
Nella chiesa si ricorda l'esistenza di altre opere, tra cui una robbiana, trafugate poi nei secoli successivi. Infatti, nella seconda metà del Settecento, in seguito alle soppressioni  leopoldine  l'Abbazia fu tolta ai monaci, ceduta prima al Comune di Castelfranco di Sopra e poi acquistata dalla famiglia Ristori che la adibì a fattoria colonica, utilizzandola come deposito agricolo.
Il complesso monumentale fu acquisito dallo Stato nel 1963, successivamente sotto la guida l'architetto Guido Morozzi, soprintendente ai Monumenti, si operò una sostanziale ristrutturazione architettonica del sito mentre gli affreschi, scoperti sotto l'imbiancatura e in stato di degrado, furono staccati, restaurati e riportati su pannelli alle pareti dell'edificio.



Carta dei servizi 2017 - ultimo aggioramento ottobre 2017

Come arrivare all'Abbazia di Soffena

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